COMUNICATO STAMPA
Buongiorno a tutti. Mi scuso se ieri, non ho commentato l’uscita della giornata, ma sono rientrato talmente stravolto dalla fatica da non riuscire a pensare ad altro che non fosse buttarmi sul letto e cercare di recuperare le forze. Dunque, ieri, tappa regina: Ascea – Maratea con ascesa alla statua del Cristo Redentore. Partiamo alle sei del mattino con un’aria frizzantina e una mal riposta fiducia nella nostra tenuta atletica (o almeno della mia!). Iniziamo a salire praticamente già dal primo chilometro, in un paesaggio dominato dal verde degli alberi, dal profumo dei fiori e dal cinguettio degli uccelli che probabilmente, si chiedono chi siano quei tredici matti, con la maglietta arancione, che alle sei del mattino, hanno voglia di faticare invece di starsene, tranquillamente, a sonnecchiare sotto le lenzuola. Strani soggetti questi umani! Andiamo avanti, superando piccoli paesi e frazioni (come Ceraso, San Biase, Cuccaro ed altri) ma sempre con davanti una salita che sembra infinita e indifferente ad un mio preoccupato pensiero: ma se mancano ancora un’ottantina di chilometri a Maratea, come la affronteremo la salita al monte San Biagio? Comunque andiamo avanti e, dopo aver superato San Severino di Centola, Poderia, Celle di Bulgheria, e Torre Orsaia, finalmente, imbocchiamo il bivio per Sapri, dove arriviamo dopo una lunga e salutare discesa. Il tempo di farci scattare una foto ricordo ai piedi della statua che ricorda il personaggio della spigolatrice di Sapri descritto nella celeberrima poesia di Luigi Mercantini (chi non l’ha studiata alle medie alzi la mano!). Ma c’è ancora parecchia strada da fare, quindi ci rimettiamo di nuovo in sella, e dopo una serie infinita di saliscendi che ci regalano improvvisi scorci di mare assolutamente mozzafiato, arriviamo a Maratea. Mi basta guardare, su in alto, la statua del Redentore per capire che sono al capolinea e rinunciare alla ascesa del Monte San Biagio. Gli altri continuano e se anche non tutti sono arrivati fino in fondo, ognuno di loro merita il nostro incondizionato applauso. Un pranzo in un ristorante al porto di Maratea ci rimette, parzialmente in sesto. Non c’è tempo per una passeggiata postprandiale. E`già ora di tornare ad Ascea. Vi chiederete: in bici? Ma quando mai! In treno naturalmente. E volete sapere una cosa: non ho mai amato tanto le Ferrovie dello Stato!















